Scuola

“Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.” John Lennon

 
La scuola che incute paura, la scuola che stimola inclusione, la scuola che genera conoscenza. La scuola come obbligo, come prigione della creatività, la scuola come apertura e occasione di dialogo. La scuola buona o cattiva. I punti di vista sulla scuola sono infiniti e contraddittori. In Italia in particolare si è parlato di riforme mancate, di buchi economici nel sistema statale, di metodi obsoleti che non tengono conto delle esigenze dei ragazzi e del mondo che cambia, ma molto è stato fatto anche in termini di eccellenza. In questo calderone, entro il sei febbraio molte famiglie italiane sono chiamate a uno dei compiti più importanti nella difficile carriera di un genitore: la scelta della scuola per i bambini e ragazzi di casa.
 
L’ansia della decisione in questo periodo si tocca con mano. Quale sarà la scuola migliore? Esiste un criterio per scegliere quella più adatta al proprio figlio? Meglio privilegiare il tempo pieno oppure optare per il modulo? Scegliere una scuola vicina a casa e raggiungibile a piedi o lontana da casa ma con un metodo innovativo e sperimentale? Scuola pubblica o scuola privata?
 
I consigli di altri genitori sono sicuramente un ottimo punto di partenza per cominciare a valutare la scuola giusta. Ma possono anche essere fuorvianti. Ogni bambino e ogni famiglia ha una propria storia ed esigenze diverse. Dopo gli innumerevoli open day affollatissimi e i vari passaparola su istituti e scuole prese in rassegna, è giunta l’ora di tirare le somme. Noi ovviamente non abbiamo alcun suggerimento in merito da potervi dare ma possiamo consigliarvi sei libri che parlano in maniera molto diversa di scuola e di ragazzi e che sapranno distendere la tensione di questi giorni impegnativi. Buona scelta.
 
 
Un anno in una quinta elementare del piccolo paese umbro di Giove (Terni), le scoperte, le fragilità dei bambini, le difficoltà del percorso didattico affrontate giorno per giorno, la passione di un grande maestro. Franco Lorenzoni è l’insegnante che tutti vorrebbero. Da quasi 35 anni è maestro elementare e nel 1980 ha fondato ad Amelia la Casa-laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa dove porta avanti con coraggio la sua visione pedagogica, sulle tracce di Lorenzo Milani e Mario Lodi. “Ascoltando nascere giorno dopo giorno parole ed emozioni, ragionamenti, ipotesi e domande, che emergevano dalle voci delle bambine e dei bambini con cui ho lavorato per cinque anni, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a scoperte preziose, che ci aiutano ad andare verso la sostanza delle cose e verso l’origine più remota del nostro pensare il mondo”. Nel suo ultimo libro, il maestro Lorenzoni registra i pensieri dei bambini, la loro creatività nell’affrontare i diversi argomenti. Dalla matematica alla filosofia, alle scienze, la loro fantasia guida ogni ambito del sapere. “I bambini devono essere ascoltati, perché di fronte al bello, alle difficoltà e anche alle tragedie della vita, sono capaci di nitidezza ed autenticità rare, che credo faccia bene a tutti incontrare”.
 
"Avendo in mente l'ampia discussione che tuttora esiste sulla scuola, sulla sua riforma, sulla preparazione dei maestri e dei docenti, leggere gli scritti di Maria Montessori non ha certo il senso di una fuga nel passato ma, anzi, quello di approfondire un insieme di conoscenze che entrano appieno nel dibattito di oggi." Con queste parole Vittorino Andreoli ci invita a leggere le pagine profonde e moderne di una raccolta che ci apre le porte di una scuola diversa da quella a cui siamo abituati, e che si fonda sulla libertà di ogni bambino di manifestarsi per quello che realmente è e di crescere in sintonia con le sue inclinazioni e le sue peculiari potenzialità. Per chi sceglierà una scuola Montessori ma anche per chi, all’interno di un progetto tradizionale, vuole documentarsi sul pensiero di una delle più grandi educatrici di tutti i tempi, consigliamo la lettura completa delle sue Opere (le trovate raccolte in un’edizione speciale sempre edita da Garzanti). Oggi la lezione, sempre attualissima, di Maria Montessori sta vivendo infatti un periodo di grande fortuna. Lo testimoniano le celebrità che sempre più numerose scelgono per i figli un percorso in scuole che seguono questo metodo (si pensi ai reali di Inghilterra) ma anche la diffusione in edizioni economiche di cofanetti e materiali per l’infanzia. Il rischio è che si tratti per molti di una moda ma in ogni caso il trend è positivo se servirà a promuovere il motto “aiutami a fare da solo”.
 
“Mi è capitato spesso di sentire vari allenatori sportivi elogiare saggiamente i propri atleti nonostante la sconfitta. […] Talvolta, in un’intervista prima della partita, ho anche sentito dichiarare: «Ho detto ai miei di pensare a giocare bene, senza concentrarsi sul risultato». Ho notato come nella scuola le cose vadano spesso diversamente. Qui, al contrario dello sport, il risultato è ciò che conta: alle elementari, alle medie, alle superiori e all’università si dà la priorità alle prove di verifica, ci si concentra sulla valutazione e sulla misurazione delle prestazioni. L’unico problema è quello di mettere voti sul registro o sul libretto. Nella scuola, dove non devi vincere una partita, alla fine è solo il risultato che conta. Nello sport, invece, dove devi vincere, i coach più avveduti consigliano di non pensarci”. Questa è solo una delle riflessioni che Marco Orsi (ideatore del movimento Senza Zaino, che conta ormai 328 scuole pubbliche sperimentali in tutta Italia) ci invita a fare nel suo nuovo libro. Con esempi concreti, consigli pratici e riferimenti scientifici, Orsi suggerisce un nuovo approccio alla vita scolastica in grado di rendere veramente grandi i bambini, educando alla responsabilità.
 
Disturbi dell'attenzione, autismo, dislessia, discalculia…alzi la mano chi non ha sentito spesso parlare tra parenti e amici di disturbi simili più o meno accertati. Negli ultimi quindici anni la terminologia medico-psichiatrica ha invaso la scuola italiana e le certificazioni sono aumentate in maniera esponenziale. Il più celebre pedagogista italiano nell’ultimo suo libro denuncia la situazione della nostra scuola, sempre più invasa di diagnosi e sempre meno capace di pedagogia nei confronti dei bambini. Uscito nel dicembre 2017 con il sottotitolo «Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito», il volume ci spiega come il nostro sistema troppo spesso preferisca la terapia all’educazione. E ci mostra come ridare ai bambini la scuola e la società di cui hanno bisogno. Un libro forte che non mancherà di attirare polemiche. Novara denuncia e propone, non colpevolizza nessuna categoria ma al contrario chiama tutti, genitori, insegnanti e anche medici, terapeuti e funzionari, a un lavoro comune per recuperare il senso vero dell’educare, tracciando una linea netta tra malattia e cattiva educazione.
 
Per bilanciare l’attacco provocatorio di Daniele Novara citato sopra, non potevamo non inserire anche questo toccante romanzo/verità che racconta la dislessia dalla parte di chi la vive. Teo è un bambino intelligente, vivace, bravo a scuola ma, con il passaggio alle scuole medie, qualcosa sembra spezzarsi e il ragazzo entra in una crisi profonda, incomprensibile per i genitori. Gli specialisti interpellati saranno unanimi nel verdetto: Teo è dislessico. Inizia qui l’avventura di una famiglia alle prese, nella vita di tutti i giorni, con la neurovarietà del figlio. Nel libro anche una mappa concettuale per scoprire i tesori della dislessia e il manifesto dei diritti dei dislessici (e di ogni studente). Proprio i dislessici, con il loro pensiero laterale e le speciali capacità creative, possono contribuire spesso a cambiare la scuola, rendendola un posto migliore per tutti.
 
Fino ad appena vent’anni fa «nessuno si sarebbe mai sognato di discutere l’autorità di un docente, men che meno la sua condotta. Nessun genitore si sarebbe mai azzardato a contestare un voto ricevuto dal figlio, o un rimprovero subito in classe [… ]. La stessa autorità dei presidi - oggi dirigenti scolastici- era appena un gradino sotto quella dell’imperatore Palpatine di Star Wars. Rispettata senza eccezioni, immune da qualunque tipo di intimidazione». E allora, quando abbiamo smesso di fidarci degli insegnanti e abbiamo iniziato a vivere al posto dei nostri figli? Se lo chiede Matteo Bussola, tre figlie, tutte in età scolare, con una lettera aperta rivolta ai genitori di oggi. Mentre cerca di darci delle risposte fa un ritratto divertente e impietoso di situazioni che ogni genitore moderno ha ben presente: dal primo giorno di scuola, in cui mamme, papà, nonni e fratelli accompagnano in massa i bambini fino in classe scattando foto a raffica, neanche fossero a un concerto degli Stones, alle raccomandazioni per la mensa, le intolleranze e le preoccupazioni salutiste di tutti i tipi, fino ad arrivare all’annoso problema dei pidocchi, che ogni anno proliferano sulle teste degli alunni generando ansie e sospetti nei genitori.
Il consiglio per tutti è: fare il genitore, a scuola e fuori da scuola a volte significa fare un passo indietro, «lasciar andare i nostri figli nel mondo, permettere che compiano i loro passi senza di noi».
 
 
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