Screen Shot 2018-11-16 at 10.07.15

Si legge ancora Vitaliano Brancati? Certamente molte cose che egli ci ha raccontato sono cambiate, e suoi romanzi più noti, Don Giovanni in Sicilia (1941) e Il bell'Antonio (1949), su usi e costumi del maschio italiano e, il secondo, sulla tragedia dell'impotenza, vista da una società maschilista come commedia o farsa, hanno un sapore d'altri tempi, un sapore ancora un po' ottocentesco. Se i comportamenti del suo Don Giovanni sono ancora parzialmente in auge, in modi bensì diversi dal passato, le reazioni della società catanese e del protagonista medesimo al problema dell'impotenza sono certamente diverse oggi, in era di viagra e quando sembra del tutto scomparso l'obbligo fatto alle donne di presentarsi vergini alla prima notte di nozze.

il-bell-antonio

Questi e altri romanzi e racconti restano comunque genialmente acuti nell'evocazione di una società pur sempre borghese, pur sempre maschilista e sotterraneamente o apertamente, come sapeva Brancati, affascinata dal fascismo. Brancati era soprannominato da certi acuti critici e colleghi del suo tempo (ebbe una vita breve: 1897-1954) “il Gogolino di Catania”, e davvero aveva molto del Gogol, raccontava le “anime morte” del suo tempo – gli anni del fascismo e del dopoguerra, molto prima del boom – con una arguzia e una profondità degne del grande russo, ma l'ultimo romanzo, uscito postumo, Paolo il caldo, pur evocando nel titolo i precedenti capolavori, aveva una cupezza che negli altri era assente, e raccontava non più Catania ma una Roma borghese e cattolica, anzi democristiana, con toni niente affatto solari, anzi notturni, di un espressionismo quasi mortuario. (E sarebbe bello che qualcuno si decidesse a raccogliere in un libro le immagini della Roma del Novecento consegnateci da tanti narratori e poeti, che venivano sempre, con l'eccezione di Morante, Moravia, Cardarelli, dalle province vicine e lontane; tanto per far nomi: da D'Annunzio a Pirandello, da De Roberto a Gadda, da Pasolini a Soldati, da Ortese a Flaiano e a dozzine di altri; compresi certi stranieri, da Alfred HayesLa ragazza di via Flaminia - a Donald Wyndham - Due vite - a Tennessee WilliamsLa primavera romana della signora Stone - da H. M. Enzensberger a Ingeborg Bachmann eccetera

paolo-il-caldo

Brancati non fu soltanto un grande scrittore, ed è probabile che, a rileggerlo, i suoi scritti più appassionanti  - che è diverso da divertenti – siano quelli non narrativi, il bellissimo Diario romano, il pamphlet dell'immediato dopoguerra I fascisti invecchiano (nel quale osava confessare di essere stato in gioventù “fascista sino alla radice dei capelli. Non trovo nessuna attenuante per questo. Mi attraeva del fascismo quanto esso aveva di peggio” e cioè il culto della forza e della violenza, appunto il maschilismo...), la conferenza degli anni Cinquanta su Le due dittature, gli articoli che ha scritto per “Il mondo” e altre riviste, la commedia La governante di cui la censura vietò per anni la rappresentazione...

“La democrazia è basata sulla sopportazione degli sciocchi”

In Le due dittature ha scritto pagine illuminanti su un problema, quello “degli stupidi” (le cui prime analisi vengono da grandi sociologi come Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, o David Riesman, La folla solitaria...) che angosciò tra gli altri il pastore e teologo Dietrich Bonhoeffer nella prigione in cui venne più tardi impiccato per aver parte di un fallito tentativo di attentare alla vita di Hitler. Partendo dalla convinzione che i politici devono occuparsi “dei derelitti” e gli intellettuali “degli stupidi”, ovviamente per eliminare le condizioni che rendono gli uni poveri e gli altri cretini, dice Brancati che “la democrazia è basata sulla sopportazione degli sciocchi”, e però sa bene che quando gli sciocchi diventano maggioranza – affascinati  dal “vitalismo” rappresentato dai loro idoli e leader, e cominciano a detestare l'intelligenza, soprattutto quella che ha per base una forte morale fortemente motivata socialmente, la democrazia va a farsi benedire, e gli stupidi sceglieranno come leader i più tremendi demagoghi. Come accade anche oggi...

tutti-i-racconti-18

Bonhoeffer (nella grande antologia Resistenza e resa, San Paolo Edizioni) fu più chiaro di Brancati nella definizione della stupidità:

“Gli uomini vengono resi stupidi ovvero si lasciano rendere tali. La stupidità sembra essere un problema sociologico piuttosto che un problema psicologico, (…) qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l'istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell'uno richiede la stupidità degli altri”.

Brancati sognava un rapporto armonioso tra idee e pratiche, e ha reagito con indignazione alle chiacchiere vuote degli uni e alle azioni inconsulte degli altri. Più borghese del religioso Bonhoeffer, non arrivava a dire quello che quest'ultimo disse, che “chi disprezza un uomo non potrà ottenerne mai nulla” e che occorreva “valutare gli uomini più per quello che soffrono che per quello che fanno o non fanno”.

Grande moralista laico, Brancati ci ha bensì donato il racconto più bello scritto sulla “stupidità” dell'uomo comune al tempo del fascismo, Il vecchio con gli stivali, da cui Luigi Zampa trasse un film bellissimo, Anni difficili, che tutti dovrebbero vedere e che dovrebbe esser mostrato nelle scuole medie e superiori. In definitiva, Brancati, come altri grandi scrittori suoi contemporanei, seppe vedere in profondità chi eravamo, noi italiani, con l'occhio del grande moralista, non a caso accanito lettore di Leopardi.

Il suo degno successore fu Leonardo Sciascia, siciliano come lui e comu lui preoccupato delle sorti dell'Italia e del suo popolo. Sciascia scrisse una bella prefazione ai due volumi con le Opere pubblicati anni fa da Bompiani, meno facilmente reperibili oggi di un'altra grande raccolta delle opere del grande catanese edita, ancora in due volumi, nei Meridiani Mondadori. 

 

Schermata 2016-11-02 alle 10.27.08

Goffredo Fofi (1937) è scrittore, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale. Dopo aver contribuito alla nascita di storiche riviste quali i Quaderni piacentini, Ombre rosse e Lo straniero, attualmente di occupa degli Asini.

Dello stesso autore su Kobo Blog: